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io

Scivolò -non senza fatica- tra quel che era e quel che sarebbe stato. Poi, indossò il suo vestito più bello, si truccò gli occhi, e salì sul palco della sua esistenza.
Sono il teatro dell'impossibile quando si avvera sulle scene. I piedi sul legno nudo, le mani di parole. Incorporea consistenza della carne. Sono il copione che è scritto nel sangue e recitato da vene fedeli ad un cuore che, come un lago, fa mistero del suo fondale.
Sono colei che vive, sempre e comunque. Nella somiglianza domino con orgoglio, facendomi veste di ogni tuo gesto

Pubblicato il 10/2/2011 alle 11.22 nella rubrica diari.

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